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lunedì 21 settembre 2015

A.A. 015_06 Multi_SIZE Workshop Programma Generale

Massimiliano Giberti Alessandro Valenti
Multi_SIZE Workshop
Laboratorio integrato di architettura e design per lo studio di nuovi modelli di ospitalità legata al turismo.

Obiettivi (e risultati di apprendimento previsti)
Come sta reagendo il nostro territorio all’esigenza di trasformazione di molti manufatti architettonici obsoleti che ne hanno determinato l’immagine a partire dai primi decenni del secolo scorso? Quali strategie di riuso o di riassetto della propria struttura metteranno in campo le città del futuro? E’ pensabile costruire ancora nuovi edifici quando una grande percentuale delle architetture esistenti è in disuso o abbandonata?
Nella nostra epoca, caratterizzata da una forte regressione economica e parallelamente da una nuova imminente emergenza sociale, l’idea che sia possibile riusare il patrimonio costruito esistente si sta facendo largo tra le giovani generazioni di progettisti.
Le parole d’ordine sono: limitare il consumo di suolo, operare interventi a basso costo e a scarso contenuto tecnologico che favoriscano forme di uso alternative e interscambiabili, sfruttare al massimo le capacità di ognuno di noi di inventare il proprio spazio di azione all’interno di un manufatto architettonico, senza modificarne necessariamente la struttura.

Sembra delinearsi un orientamento che ha reso labile la divisione tra differenti aree disciplinari: la cosiddetta Architettura e il campo degli Interni. Il fenomeno ha a che fare da una parte con la necessità di intervenire sulle strutture esistenti e dall’altra con la disponibilità di procedure riconducibili a parole quali: instabilità, provvisorietà, smontabilità, adattabilità, riciclo. È la ridefinizione del concetto stesso di Interni. L’aggiornamento riguarda tanto gli oggetti quanto le architetture: due ordini di grandezze, convenzionalmente distinti, accomunati da sperimentazioni riconducibili alla sfaccettatura della ricerca contemporanea, soprattutto in fatto di tecnologie e materiali. All’insegna della leggerezza e della mobilità. Con una nuova materialità, affidata a cartone, plastica, legno, tessuto.

Il Laboratorio Multi_SIZE ha come obiettivo l’apprendimento e la sperimentazione di tecniche di riuso e riattivazione che portino a definire nuovi modelli turistico - ricettivi, nel territorio ligure. Una forma di ospitalità pensata per turisti di nuova generazione che sia capace di rilanciare la Liguria come regione ad alta vocazione turistica, ma allo stesso tempo, attenta all’equilibrio con il proprio territorio e con i manufatti architettonici che lo caratterizzano. Queste procedure verranno applicate a diversi modelli di ospitalità, legati ad altrettanti sistemi architettonici presenti sul territorio ligure, attraverso azioni progettuali che avranno come parole chiave concetti come multiscalarità e interdisciplinarità.
Ogni studente si confronterà con manufatti complessi, nei quali le componenti del paesaggio naturalistico, dei tessuti urbani e del patrimonio edilizio denso si combinano in modo articolato e non convenzionale.

Contenuti e articolazioni del corso
Il Laboratorio integrato Multi_SIZE, è articolato in tre momenti associati ad altrettante esercitazioni pratiche, ciascuno dei quali avrà durata bimestrale. Le tre sperimentazioni saranno legate allo studio di modelli architettonici specifici e all’applicazione di strategie progettuali finalizzate alla definizione di nuovi organismi architettonici, pensati per la ricettività turistica, a partire da manufatti esistenti. Ogni esercizio è legato ad un’azione che rappresenta una diversa declinazione del concetto di riuso.

01_ Azione: OCCUPARE. Modello ricettivo : OSTELLO_CAMPING. Periodo ottobre-novembre

Definizione: Occupazione Abusiva. Legata ad un tempo determinato e relativamente breve, è reversibile e potenzialmente ripetibile in altri contesti con risultati differenti. L’abuso o uso improprio dello spazio è una forma di occupazione prevalentemente spontanea che deroga in parte o completamente dai principi rispetto ai quali un determinato spazio è stato progettato. Eventi temporanei non organizzati come l’occupazione di una piazza o di un parco per manifestare le proprie idee, fino a situazioni più progettate come concerti, fiere, parate, eventi sportivi in contesti non convenzionali, modificano radicalmente le regole, le gerarchie ed il senso complessivo degli spazi coinvolti. L’occupazione abusiva non presuppone una profonda conoscenza dei codici d’uso di partenza, ma li reinterpreta e riprogramma in modo istintivo, modificando lo spazio sostanzialmente, anche senza cambiare la morfologia degli elementi architettonici che lo costituiscono.

Svolgimento: La prima esercitazione ha come obiettivo l’occupazione abusiva di un edificio dismesso, come ad esempio una ex colonia estiva, e della porzione di territorio di sua competenza, per insediare un programma ricettivo temporaneo. Verranno studiate modalità do occupazione spontanea, realizzate quasi senza l’apporto di elementi architettonici, ma semplicemente adattando il corpo umano alla morfologia degli spazi esistenti, ripensandoli e adattandoli a forme d’uso diverse. L’occupazione avrà durata breve e sarà di natura reversibile; potrà interessare l’edificio in tutte le sue parti: copertura, facciata, interrati, spazi esterni ecc… attraverso azioni di appropriazione basate sulla capacità di riadattare un manufatto esistente in funzione dell’esigenza di ospitare un determinato numero di persone in occasione di un evento temporaneo.

02_ Azione:RIUSARE . Modello ricettivo: RESIDENCE_ COHOUSING. Periodo dicembre-gennaio.

Definizione: RIUSO. Sostituzione di una serie di azioni e funzioni precedentemente attive in un determinato spazio, con altre prevalentemente differenti. Il Riuso di uno spazio concepito per altre esigenze implica una forma di adattamento e ricodificazione dello spazio stesso che può portare alla sua completa trasformazione.
Se le architetture concepite solo cento anni fa prevedevano una sostanziale immortalità dell’edificio stesso ed una invariabilità nel tempo dell’uso che ne sarebbe stato fatto, questo oggi non è più pensabile.
Molte architetture contemporanee cambiano programma funzionale mentre sono ancora in costruzione; la vita media di un edificio si attesta sulla soglia dei trent’anni, ciò significa che ogni spazio architettonico progettato oggi deve già prevedere intrinsecamente la possibilità del suo riuso.

Svolgimento: La seconda esercitazione è focalizzata sulla individuazione di un programma di uso che sia in grado di riattivare una struttura alberghiera di vecchia generazione, ormai in disuso. L’idea è che l’hotel esistente possa essere ripensato e modificato per ospitare un nuovo programma funzionale che preveda servizi aperti alla città, residenze temporanee e la possibilità di modificare il proprio assetto durante i periodi di bassa stagionalità turistica (es: hotel in estate, residence in inverno)

03_ Azione:COLONIZZARE . Modello ricettivo: ALBERGO DIFFUSO. Periodo marzo-maggio.

Definizione: COLONIZZAZIONE. Uso di uno spazio nel quale coesistono contemporaneamente altre forme di uso legate a programmi funzionali anche diversi. Presuppone la presenza di un organismo architettonico ospitante nel quale si possano attivare azioni parassitarie di colonizzazione temporanea o permanente.
La Colonizzazione coinvolge lo spazio ospitante a differenti livelli: sfruttandone i sistemi strutturali e distributivi senza modificarli, operando una ibridazione degli elementi costituivi per generare un nuovo spazio, inserendo una serie di nuovi elementi architettonici nello spazio ospitante che ne modifichino la percezione e le modalità d’uso. La Colonizzazione prevede l’appropriazione di uno spazio attraverso l’uso di strumenti e metodologie diversi da quelli che ne hanno indirizzato il progetto. La modificazione dello spazio è conseguenza della reazione ad un agente esterno che provoca una serie di cambiamenti negli elementi che lo costituiscono: la struttura, le connessioni, le dimensioni.

Svolgimento: La terza esercitazione è finalizzata alla progettazione di micro dispositivi spaziali che interagiscano con le architetture esistenti di un borgo abbandonato, per consentirne l’utilizzo come albergo diffuso. L’obiettivo è quello di approdare al progetto degli interni di un’unità di dimensioni contenute mettendo insieme la scala dell’architettura con quella del design. Con una particolare attenzione agli arredi e a chi li usa, e alle rinnovate relazioni dell’architettura con il corpo e il movimento. Dal punto di vista teorico verrà ripercorsa la strada che dall’existenzminimum dell’architettura moderna è approdata alle case mobili e di emergenza di quella contemporanea passando per il binomio di abito-abitazione. Questi oggetti funzioneranno come sistemi di organizzazione dello spazio interno ma potranno anche espandersi all’esterno, modificando le relazioni tra le diverse architetture esistenti. I dispositivi saranno dettagliati fino alla scala 1:20 e dovranno rispondere a un preciso programma funzionale dell’albergo diffuso. Senza trascurare il controllo della luce, il ruolo del colore, le prestazioni dei materiali, l’ergonomia delle forme e la sostenibilità dell’insieme.


Bibliografia
Il laboratorio è strutturato intorno a tre testi la cui conoscenza è fondamentale per lo svolgimento delle esercitazioni e la comprensione delle lezioni teoriche:
M. Giberti, Compendio di anatomia per progettisti, Quodlibet, Macerata, 2014
M. Giberti, Piccolo manuale d’uso per l’architettura contemporanea, 22 Publishing, Milano, 2013
A. Valenti, Case disperatamente contemporanee, 22 Publishing, Milano, 2013
Vengono inoltre consigliati i seguenti testi, la cui conoscenza dovrebbe costituire la base di qualsiasi esercizio progettuale :

Architettura:
- Le Corbusier, Verso un’architettura, edizione italiana a cura di Pier Luigi Cerri, Pier Luigi Nicolin, Longanesi, Milano, 1984
- Perec Georges, Specie di Spazi, Bollati Boringhieri, Torino, 1989, ed originale Espèces d’espaces, Galilée, Paris, 1974
- Herman Hertzberger, Lezioni di architettura, edizione italiana a cura di Michele Furnari, Roma, edizioni Laterza, 1996
- Rem Koolhaas, Delirious New York, London, 1978
- Aldo Rossi, L’architettura della città, Milano, Città studi, 1995
- Colin Rowe, La matematica della villa ideale e altri scritti, Bologna, Zanichelli, 1990
- Van Berkel Ben, Move, NAI, Rotterdam, 1998
- Robert Venturi, Complessità e contraddizione nell’architettura, Bari, Dedalo, 1984
- R. Wittkower, Principi architettonici nell’età dell’umanesimo, To, Einaudi, 1964

Design:
- AA.VV, Design una storia italiana, Milano 2011
- Bergamasco Porzia, Croci Valentina, Design in Italia. (L’esperienza del quotidiano), Milano 2010
- Branzi Andrea, Introduzione al design italiano. Una modernità incompleta, Milano 1999
- Robertazzi Silvia, Valenti Alessandro, Storie di Cucina, in AA.VV. Design, una Storia Italiana, Milano 2011, pp.260-285


lunedì 14 ottobre 2013

Lab Prog II A AA 13/14 Programma Generale


Multi_SIZE Workshop
Laboratorio integrato di architettura e design sul riuso della infrastruttura ferroviaria alla Marina Grande di Arenzano.

Massimiliano Giberti Alessandro Valenti

Obiettivi (e risultati di apprendimento previsti)
Come sta reagendo il nostro territorio alla esigenza di trasformazione dei sistemi infrastrutturali obsoleti che ne hanno determinato l’immagine a partire dai primi decenni del secolo scorso? Quali strategie di riuso o di riassetto della propria struttura metteranno in campo le città del futuro? In una situazione di generale emergenza ambientale è pensabile che i sistemi urbani possano ancora crescere, dilatando i propri confini?
Nella nostra epoca, caratterizzata da una forte regressione economica e parallelamente da una nuova imminente emergenza sociale, l’idea che sia possibile riusare il patrimonio costruito esistente si sta facendo largo tra le giovani generazioni di progettisti.
Le parole d’ordine sono: limitare il consumo di suolo, operare interventi a basso costo e a scarso contenuto tecnologico che favoriscano forme di uso alternative e interscambiabili, sfruttare al massimo le capacità di ognuno di noi di inventare il proprio spazio di azione all’interno di un manufatto architettonico, senza modificarne necessariamente la struttura.

Sembra delinearsi un orientamento che ha reso labile la divisione tra differenti aree disciplinari: la cosiddetta Architettura e il campo degli Interni. Il fenomeno ha a che fare da una parte con la necessità di intervenire sulle strutture esistenti e dall’altra con la disponibilità di procedure riconducibili a parole quali: instabilità, provvisorietà, smontabilità, adattabilità, riciclo. È la ridefinizione del concetto stesso di Interni. L’aggiornamento riguarda tanto gli oggetti quanto le architetture: due ordini di grandezze, convenzionalmente distinti, accomunati da sperimentazioni riconducibili alla sfaccettatura della ricerca contemporanea, soprattutto in fatto di tecnologie e materiali. All’insegna della leggerezza e della mobilità. Con una nuova materialità, affidata a cartone, plastica, legno, tessuto.

Il Laboratorio Multi_SIZE ha come obiettivo l’apprendimento e la sperimentazione di tecniche di riuso e riattivazione di un sistema infrastrutturale esistente, collocato nel territorio costiero di Arenzano (GE). Queste procedure spazieranno dalla scala territoriale a quella del macrodesign, attraverso quattro esercitazioni che avranno come parole chiave concetti come multiscalarità e interdisciplinarità.
Ogni studente si confronterà con un sistema territoriale complesso, nel quale le componenti del paesaggio naturalistico, dell’infrastruttura e del patrimonio residenziale denso si combinano in modo articolato e non convenzionale.

Contenuti e articolazioni del corso
Il Laboratorio integrato Multi_SIZE, è articolato in due fasi: la prima, chiamata Strategie, copre il periodo del primo semestre ed è incentrata sulla individuazione di modelli operativi che spaziano dalla scala del territorio a quella dell’architettura; la seconda, chiamata Operazioni, copre il periodo del secondo semestre e si occupa di concretizzare alcune delle ipotesi precedentemente sviluppate, attraverso la progettazione di oggetti che oscillano tra la scala del macro design e quella della micro architettura.
01.   Strategia: COLONIZZARE . Periodo ottobre-novembre.
Definizione: COLONIZZAZIONE. Uso di uno spazio nel quale coesistono contemporaneamente altre forme di uso legate a programmi funzionali anche diversi. Presuppone la presenza di un organismo architettonico ospitante nel quale si possano attivare azioni parassitarie di colonizzazione temporanea o permanente.
La Colonizzazione coinvolge lo spazio ospitante a differenti livelli: sfruttandone i sistemi strutturali e distributivi senza modificarli, operando una ibridazione degli elementi costituivi per generare un nuovo spazio, inserendo una serie di nuovi elementi architettonici nello spazio ospitante che ne modifichino la percezione e le modalità d’uso. La Colonizzazione prevede l’appropriazione di uno spazio attraverso l’uso di strumenti e metodologie diversi da quelli che ne hanno indirizzato il progetto. La modificazione dello spazio è conseguenza della reazione ad un agente esterno che provoca una serie di cambiamenti negli elementi che lo costituiscono: la struttura, le connessioni, le dimensioni.
Svolgimento: La prima esercitazione ha come obiettivo il ridisegno di un tratto di costa del litorale di Arenzano (GE) occupato da una infrastruttura ferroviaria dismessa. La colonizzazione di un’ex galleria, oggi adibita a passeggiata ciclopedonale e delle porzioni di territorio che con questa interagiscono avverrà seguendo tre logiche differenti ma complementari e sovrapponibili. Ogni studente potrà utilizzare come strumento di colonizzazione un diverso sistema: il sistema del PAESAGGIO, il sistema degli OGGETTI architettonici, il sistema dei corpi in MOVIMENTO.
02.   Strategia: RIUSARE. Periodo dicembre-gennaio.
Definizione: RIUSO. Sostituzione di una serie di azioni e funzioni precedentemente attive in un determinato spazio, con altre prevalentemente differenti. Il Riuso di uno spazio concepito per altre esigenze implica una forma di adattamento e ricodificazione dello spazio stesso che può portare alla sua completa trasformazione.
Se le architetture concepite solo cento anni fa prevedevano una sostanziale immortalità dell’edificio stesso ed una invariabilità nel tempo dell’uso che ne sarebbe stato fatto, questo oggi non è più pensabile.
Molte architetture contemporanee cambiano programma funzionale mentre sono ancora in costruzione; la vita media di un edificio si attesta sulla soglia dei trent’anni, ciò significa che ogni spazio architettonico progettato oggi deve già prevedere intrinsecamente la possibilità del suo riuso.
Svolgimento: La seconda esercitazione è focalizzata sulla individuazione di un programma di uso che sia in grado di riattivare l’area di progetto. Verrà redatto un bando di gara che simuli un concorso di progettazione, per il quale saranno forniti ad ogni studente dati dimensionali e richieste funzionali che dovranno trovare una loro destinazione nel sito. Ogni programma sarà caratterizzato da una diversa declinazione della vocazione principale per l’area che sarà quella turistica.
03.   Operazione:  DIMENSIONARE. Periodo marzo-aprile.
Svolgimento: La terza esercitazione ha come obiettivo la progettazione di una serie di oggetti architettonici che assolvano al ruolo di organizzare e dare forma compiuta al programma funzionale definito per l’area. Saranno determinanti le modalità di aggregazione e gerarchizzazione di ogni elemento, il loro dimensionamento e le relazioni che verranno a stabilirsi con l’infrastruttura preesistente. Il risultato sarà il disegno in scala 1:100 del sistema architettonico nel suo complesso.
04.   Operazione: Trasformare. Periodo maggio-giugno.
Svolgimento: La quarta esercitazione è finalizzata alla progettazione di micro dispositivi spaziali che interagiranno con le architetture sviluppate nei precedenti esercizi. L’obiettivo è quello di approdare al progetto degli interni di un’unità di dimensioni contenute mettendo insieme la scala dell’architettura con quella del design. Con una particolare attenzione agli arredi e a chi li usa, e alle rinnovate relazioni dell’architettura con il corpo e il movimento. Dal punto di vista teorico verrà ripercorsa la strada che dall’existenzminimum dell’architettura moderna è approdata alle case mobili e di emergenza di quella contemporanea passando per il binomio di abito-abitazione. Questi oggetti funzioneranno come sistemi di organizzazione dello spazio interno ma potranno anche espandersi all’esterno, modificando le relazioni tra le diverse architetture e l’infrastruttura esistente. I dispositivi saranno dettagliati fino alla scala 1:20 e dovranno rispondere a un preciso programma funzionale. Senza trascurare il controllo della luce, il ruolo del colore, le prestazioni dei materiali, l’ergonomia delle forme e la sostenibilità dell’insieme.




Bibliografia
Il laboratorio è strutturato intorno a due testi la cui conoscenza è fondamentale per lo svolgimento delle esercitazioni e la comprensione delle lezioni teoriche:
M. Giberti, Piccolo manuale d’uso per l’architettura contemporanea, 22 Publishing, Milano, 2013
A. Valenti, Case disperatamente contemporanee, 22 Publishing, Milano, 2013
Vengono inoltre consigliati i seguenti testi, la cui conoscenza dovrebbe costituire la base di qualsiasi esercizio progettuale :
Architettura:
- Le Corbusier, Verso un’architettura, edizione italiana a cura di Pier Luigi Cerri, Pier Luigi Nicolin, Longanesi, Milano, 1984
- Perec Georges, Specie di Spazi, Bollati Boringhieri, Torino, 1989, ed originale Espèces d’espaces, Galilée, Paris, 1974
- Herman Hertzberger, Lezioni di architettura, edizione italiana a cura di Michele Furnari, Roma, edizioni Laterza, 1996
- Rem Koolhaas, Delirious New York, London, 1978
- Aldo Rossi, L’architettura della città, Milano, Città studi, 1995
- Colin Rowe, La matematica della villa ideale e altri scritti, Bologna, Zanichelli, 1990
- Van Berkel Ben, Move, NAI, Rotterdam, 1998
- Robert Venturi, Complessità e contraddizione nell’architettura, Bari, Dedalo, 1984
- R. Wittkower, Principi architettonici nell’età dell’umanesimo, To, Einaudi, 1964
Design:
- AA.VV, Design una storia italiana, Milano 2011
- Bergamasco Porzia, Croci Valentina, Design in Italia. (L’esperienza del quotidiano), Milano 2010
- Branzi Andrea, Introduzione al design italiano. Una modernità incompleta, Milano 1999
- Robertazzi Silvia, Valenti Alessandro, Storie di Cucina, in AA.VV. Design, una Storia Italiana, Milano 2011, pp.260-285


giovedì 29 settembre 2011

programma generale

Università degli studi di Genova Facoltà di architettura

Laboratorio di progettazione architettonica IIA Massimiliano Giberti

Cercando Casa                                a.a 11/12
nuove forme di occupazione e organizzazione dello spazio domestico
 

programma generale

 


obiettivi e metodi

definizione del campo


Cercare casa, sentirsi a casa, tornare a casa, scappare da casa, chiudersi in casa: tutte espressioni attraverso le quali descriviamo momenti diversi della nostra vita. La casa non è solo un luogo fisico, ma soprattutto uno spazio emozionale che cresce e cambia insieme a chi la abita. Mai come oggi la dimensione privata ha rappresentato così fortemente il carattere, le aspirazioni ed il ruolo sociale di un individuo: in altre parole siamo la casa cha abitiamo.
Nell’arco degli ultimi 20 anni il concetto di abitare ha perso le connotazioni sociali e collettive che lo hanno caratterizzato storicamente per acquisirne altre legate alla individualità di chi aspira a possedere il proprio spazio privato e ad esserne rappresentato: dalla casa per tutti si è arrivati ad una casa per ciascuno.
Dopo l’abbigliamento, l’orologio, l’automobile e il telefono cellulare, anche la casa entra a fare parte di quell’universo di oggetti di consumo che contribuiscono a definire la personalità e gli obiettivi di ciascuno di noi, adattandosi e reagendo al nostro modo di vivere.
L’abitazione si libera dalla sua tradizionale immobilità per specializzarsi in funzione di esigenze specifiche: casa indumento, casa protesi, casa rifugio, casa interfaccia multimediale, descrivono un nuovo concetto di spazio domestico che si sta costantemente ampliando.
Il marketing immobiliare offre prodotti residenziali che siano personalizzabili e capaci di rispondere alle esigenze di ogni possibile acquirente. Oggi ognuno di noi può: disegnare la propria casa, modificando la disposizione dei locali interni, scegliere le finiture, i materiali e i colori, gestire riscaldamento e raffrescamento a distanza, con la stessa semplicità con cui si seleziona il motivo di sfondo del proprio desktop o la suoneria del cellulare.
I tradizionali modelli residenziali come la casa a schiera, a corte, in linea o a torre caratterizzati dalla soluzione compositiva adottata, sono ormai soppiantati da altri modelli legati all’universo emozionale e all’immaginario soggettivo. Si sceglie una nuova casa in base al modello di vita cui si aspira o nel quale ci si riconosce.
Abitare diventa una forma di affermazione della propria identità, che si esprime attraverso nuove azioni di occupazione e organizzazione dello spazio domestico che superano i tradizionali canoni tipologici.
Ad ogni azione il Laboratorio associa uno strumento attraverso il quale questa viene compiuta generando un nuovo modello domestico. L’obiettivo è la sperimentazione di tre strategie operative parallele che attraverso la rilettura dell’ambiente esistente portino alla progettazione di nuove forme di organizzazione dello spazio domestico, modificando allo stesso tempo l’ambiente esterno e le regole di relazione tra gli individui.

argomenti

01 azione:RIUSARE _ strumento:CORPO UMANO

forme e modalità di occupazione dello spazio domestico da parte del corpo umano



PAROLE.
Il corpo umano è il primo strumento di esplorazione dello spazio che abbiamo a disposizione. La lettura e l’interpretazione di ogni ambiente dipendono dalle modalità attraverso le quali il nostro corpo interagisce con l’ambiente stesso.
E’ possibile modificare lo spazio architettonico semplicemente usandolo in modo alternativo, muovendoci, osservando, ascoltando secondo regole non convenzionali.
La logica modernista che collega rigidamente una determinata architettura alla funzione per la quale è stata progettata, imponendo al corpo una serie di comportamenti prefissati per l’uso e la fruizione di ogni spazio, viene oggi superata dall’esigenza di ogni individuo di fruire in modo autonomo e soggettivo il proprio spazio vitale.
Adattare, risistemare, personalizzare, modificare: tutte azioni che sottolineano la necessità di ognuno di ridisegnare lo spazio domestico in funzione di un modello che non è più universale ed estensibile a categorie sociali omogenee, come invece pretendeva il Movimento Moderno.
Il ciclo di lezioni teoriche proposte in questo primo blocco ha l’obiettivo di mostrare come l’idea di corpo umano e di spazio architettonico si siano evolute e modificate in parallelo nell’arco dei secoli, nel corso degli ultimi due millenni. I parametri secondo i quali lo spazio architettonico viene progettato oggi fanno riferimento ad un corpo umano dinamico, instabile, difficilmente inquadrabile secondo parametri standardizzati: la casa contemporanea deve oggi poter rispondere alle nuove logiche di azione, relazione, comunicazione dell’individuo.
Se gli alloggi in cui viviamo tutt’ora sono stati concettualizzati negli anni ’20 del secolo scorso per quanto riguarda le dimensioni delle stanze, la loro aggregazione, la distribuzione e circolazione interna, è possibile che un riuso degli stessi spazi, attraverso azioni improprie possa modificare l’idea di casa che comunemente continuiamo a conservare nel nostro immaginario?
FATTI.
La prima esercitazione ha come obiettivo il riuso di un edificio residenziale moderno progettato tra gli anni ’20 e gli anni ’50 del secolo scorso. Attraverso l’uso improprio dello spazio domestico vengono messi in crisi i modelli sociali e culturali che ne hanno guidato il disegno. Modalità di aggregazione delle cellule abitative, sistemi distributivi, accessi, spazi collettivi, divisioni interne: ogni elemento viene riletto e riusato simulando diversi programmi funzionali. Il risultato è una forma di colonizzazione non programmata e non controllabile che porterà a risultati sempre diversi in relazione alle scelte di ogni singolo individuo.

02 azione:SOCIALIZZARE _ strumento:SPAZIO COLLETTIVO

La casa da luogo individuale a spazio di relazione



PAROLE.
L’idea di possedere una “casa di proprietà” è stata per decenni una ragione di vita per le classi medie; il risultato è stato un progressivo isolamento delle persone all’interno dei propri confini domestici: il nucleo familiare si rafforza dentro le mura di casa, mentre le relazioni sociali sono esercitate in altri luoghi: locali pubblici, cinema, centri commerciali, ambienti di lavoro.
L’attualità ci consegna una realtà molto diversa da quella incentrata sul mito della famiglia che ha caratterizzato, dal dopoguerra in poi, il secolo scorso.
Stanno nascendo oggi nuove forme di convivenza domestica; modelli abitativi che rispondono all’allargamento della fascia di quanti non sono così poveri da accedere alle graduatorie degli alloggi popolari, ma neanche sufficientemente abbienti per permettersi un affitto tradizionale. Soluzioni come il Social Housing nascono dall’incontro tra pubbliche amministrazioni che spesso mettono a disposizione i terreni e imprese private che si impegnano a immettere gli alloggi sul mercato a prezzi accessibili. I destinatari? Studenti fuori sede, giovani coppie, lavoratori precari, pensionati, che si ritrovano a condividere alcuni spazi comuni, come lavanderie, sale studio, giardini, sperimentando una nuova forma di convivenza.
Anche lo spazio lavorativo entra a far parte del sistema domestico: piccoli laboratori artigianali, studi professionali, stanze in affitto, diventano luoghi aggiunti a quelli tradizionalmente identificati come “casa”, modificando il significato del concetto di abitare.
Il ciclo di lezioni teoriche proposte in questo secondo blocco ha l’obiettivo di mostrare come l’idea di casa si evolva a partire dagli anni cinquanta fino ad oggi, insieme all’evolversi di altri concetti, quali la famiglia, l’individuo, il lavoro, il tempo libero. Le relazioni tra le persone e i modi attraverso i quali lo spazio domestico viene abitato e condiviso sono temi centrali per capire come progettare una casa significhi oggi pensare ad universo molto più allargato e complesso di quello che abitualmente siamo abituati ad immaginare.
FATTI.
La seconda esercitazione ha come obiettivo la progettazione di una serie di unità residenziali concepite per essere abitate da nuclei familiari allargati, nei quali il livello di relazionalità sia molto alto. Lo spazio domestico viene affrontato come sistema complesso di luoghi, la cui articolazione, disposizione ed organizzazione derivi da una serie di variabili incrociate, derivate dalle esigenze dell’individuo che dovrà abitare il proprio spazio vitale. Verranno assegnati diversi programmi funzionali complessi associati a differenti profili familiari, ciascuno con esigenze specifiche. L’esercizio prevede inoltre che una parte della casa sia realizzata in autocostruzione, con il contributo diretto, cioè, dei proprietari che la andranno ad abitare. Determinante sarà quindi la scelta di tecniche costruttive e di materiali di semplice applicazione, leggeri, smontabili e riutilizzabili.




03 azione:COLONIZZARE _ strumento:PAESAGGIO

procedure di relazione tra i sistemi residenziali complessi ed il paesaggio contemporaneo



PAROLE.
Immaginate una casa. La prima figura che salta alla mente è l’icona presente sui desktop di ogni computer: un triangolo appoggiato su un quadrato con tanto di camino e porta di ingresso. Una casa simbolica, che di solito è circondata da un bel giardino con alberello verde e l’auto posteggiata lì vicino. Ora provate ad immaginare un paesaggio. L’esperimento è più complesso perché il concetto di paesaggio è molto più condizionato da esperienze soggettive; sicuramente però l’immagine avrà a che fare con elementi naturali: alberi, colline, prati, ruscelli. Tentate infine, anziché piazzare la vostra casa al centro del paesaggio, di far entrare il paesaggio dentro la casa. Operazione molto difficile che ha visto gli architetti da sempre impegnati con “stanze a cielo aperto” come Le Corbusier o cascate che attraversano letteralmente la casa, come Wright, ma che oggi si confronta con un’idea di paesaggio che si è radicalmente modificata.
Siamo proprio sicuri che la natura sia oggi totalmente addomesticata, controllabile e amica dell’uomo, o piuttosto si sta manifestando come qualcosa di imprevedibile, instillando in noi una certa inquietudine e un istintivo senso del pericolo? Le catastrofi naturali che sconvolgono il pianeta, cancellando intere città e territori antropizzati sono all’ordine del giorno: il paesaggio che l’uomo modella continuamente, adattandolo alle proprie esigenze, interagisce a sua volta reagendo e rimodellando l’ambiente.
Il ciclo di lezioni teoriche proposte in questo terzo blocco ha l’obiettivo di mostrare come gli organismi residenziali complessi si relazionino con i molteplici paesaggi che disegnano oggi l’ambiente in cui viviamo. Dall’architettura che domina la natura, all’architettura che abita la natura, contaminandosi con gli elementi costitutivi del paesaggio. Lo spazio domestico gioca ancora una volta un ruolo determinante in questo processo evolutivo, allargando i propri confini verso il paesaggio e, contemporaneamente, inglobando diversi paesaggi all’interno dell’abitazione.
FATTI.
La terza esercitazione ha come obiettivo la progettazione di un sistema residenziale complesso nel quale tutte le reti  di connessione e gli spazi comuni, alla scala dell’alloggio e alla scala dell’edificio nel suo insieme, siano in relazione diretta con il paesaggio nel quale questo si inserisce.
Il progetto di un sistema complesso nella sua interezza si pone come obiettivo lo studio dei processi progettuali che portano a stabilire le relazioni fondative tra l’organismo architettonico ed il paesaggio che da questo viene intercettato.
L’abitazione nasce dall’esigenza di configurare aggregazioni di elementi attorno ad uno spazio che definiamo relazionale, in quanto capace di essere pubblico, privato o semiprivato allo stesso tempo. Non sono più solo le facciate a caricarsi di valori identitari, simbolici ed a conferire carattere all’edificio, ma è necessario che da tutto il sistema degli spazi domestici derivino le regole di relazione ed aggregazione tra contesti culturali, geografici e sociali differenti.

articolazione
L'organizzazione didattica del Laboratorio, in riferimento ai temi approfonditi, verrà articolata intorno a tre prove didattiche scandite nel corso dell'anno, con date da definirsi nel dettaglio, per le quali di volta in volta verranno fornite indicazioni, materiale illustrativo e riferimenti bibliografici. Una serie di lezioni ex-cathedra, inquadreranno i temi specifici sollevati nell'ambito più generale del dibattito architettonico contemporaneo.

modalità d’esame
L'organizzazione didattica del Laboratorio, prevede che le tre esercitazioni vengano giudicate come parte integrante dell’esame finale. Le tre prove sono propedeutiche l’una alle altre. A conclusione del laboratorio si terrà un workshop di una settimana nel quale gli studenti daranno forma compiuta al lavoro dell’anno. A conclusione del workshop si procederà alla presentazione collettiva dei lavori ed alla loro valutazione.

riferimenti bibliografici

-           Le Corbusier, Verso un’architettura, edizione italiana a cura di Pier Luigi Cerri, Pier Luigi Nicolin, Longanesi, Milano, 1984
-           Perec Georges, Specie di Spazi, Bollati Boringhieri, Torino, 1989, ed originale Espèces d’espaces, Galilée, Paris, 1974
-           Herman Hertzberger, Lezioni di architettura, edizione italiana a cura di Michele Furnari, Roma, edizioni Laterza, 1996
-          Rem Koolhaas, Delirious New York, London, 1978
-           Aldo Rossi, L’architettura della città, Milano, Città studi, 1995
-           Colin Rowe, La matematica della villa ideale e altri scritti, Bologna, Zanichelli, 1990
-          Van Berkel Ben, Move, NAI, Rotterdam, 1998
-           Robert Venturi, Complessita e contraddizine nell’architettura, Bari, Dedalo, 1984
-           R. Wittkower, Principi architettonici nell’età dell’umanesimo, To, Einaudi, 1964